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filo diretto Londra-Roma

  Ritorno a nuova vita


Nick Roskelley, un frequentatore assiduo dell'Ace Cafè di Londra, ci racconta la lunga e difficoltosa genesi della sua Harleyton 45, una moto nata dall'unione di varie parti eterogenee, dal telaio di una Norton Featherbed, alla forcella di una Commando, al serbatoio di una Dominator. E poi tantissimi componenti artigianali realizzati con cura, arte e passione

A cura di Linda Wilsmore - Ace Cafè London
Foto Neale Bailey, Jason Steele, Linda Wilsmore


Il primo incontro con Nick Roskelley è avvenuto in occasione del raduno dedicato alle Triton e alle Cafè Racers in generale, qui all’Ace Cafè. Dopo aver percorso 300 miglia per partecipare all’evento, innamorato pazzo della sua moto, appariva leggermente stanco e sbattuto dal viaggio. Appena ci siamo seduti, sotto il sole cocente, a scambiare due chiacchiere, Nick mi disse che ricordava di esser già stato all’Ace Cafè, alla fine degli anni '50 per esser precisi, quando era ancora un bambino, accompagnato dalla madre Kit, una delle prime donne a partecipare alle corse automobilistiche stock.

Tutto nasce da poco più che un ferro vecchio...
Con una risata impertinente, Nick iniziò il suo racconto sulla sua Cafè Racer: “Mentre guidavo verso l’Ace Cafè, ho avuto modo di pensare alla follia di pilotare una macchina costruita parecchi decenni fa; si può solo immaginare, basta pensare quello che hanno patito le Harley-Davidson durante la guerra. Quando ho visto la moto per la prima volta, il motore era stato rozzamente montato sul telaio di una Norton Featherbed del '60, usando pezzi di ferro saldati ad angolo, dadi, viti e pezzi di filo”.

     

Ore di saldatrice per motore e telaio
“Ora è totalmente diversa da come era. Permettere al motore in lega d’alluminio di essere allineato con la catena e la ruota posteriore, far funzionare il cambio, mi ha fatto perdere una gran quantità di tempo. Il grande calore necessario a saldare la lega d’alluminio è riuscito a mettere in seria difficoltà la mia saldatrice Hobart. Spettacolare è stato il lungo lavoro dietro la maschera, fumo e fiamme che difficilmente dimenticherò, capaci di impressionare anche se viste attraverso le scure lenti protettive. Inutile confessare che tra i miei compagni di lavoro figurava un bell'estintore. Non ero disposto a modificare radicalmente il telaio, tranne piccoli accorgimenti che hanno permesso di montare il motore in posizione leggermente rialzata e arretrata rispetto al telaio stesso. Tutto ciò per poter avere lo spazio necessario al montaggio di un nuovo alternatore, funzionante, valido sostituto di “Jerry”, un vecchio generatore modificato, oramai alla fine dei suoi giorni. Al motore poi è stato applicato un bel carburatore Amal 376, acquistato in uno sfascio, montato su un supporto realizzato a mano e poi cromato. Conservata la catena, ho sostituito il cambio con quello di una Norton a quattro marce e preso in prestito da una BSA il coperchio principale anteriore. La piastra posteriore invece ha subito importanti modifiche per poter sposare il cambio al motore. Le staffe che reggono il freno posteriore sono state ricavate da alcune barre di titanio che mi sono procurato in un centro di riciclo. I silenziatori invece li ho ricavati utilizzando gli steli della forcella di una vecchia Norton, validi sostituti dei due scarichi a coda di pesce che avevo iniziato a realizzare con non poche difficoltà. L’impianto elettrico l’ho sistemato grazie all’aiuto di un grande amico: Jason Steele”.




Un gran lavoro di estetica
“Impianto frenante anni '70, a disco, e forcella di una Commando. Sospensioni e frenata da grande moto! In poppa è stata utilizzata una vecchia bombola della Hagon. Tutte le parti in acciaio sono state verniciate a polvere. Il serbatoio è di una Dominator ed è stato riverniciato, levigato e arricchito dal logo laterale, ideato da un mio caro amico, Dave Stevens, molto tempo prima che io diventassi il proprietario della moto. L’autore del restyling del logo, invece, è stato Nick Lovell, che lo ha applicato al serbatoio utilizzando una grossa quantità di lacca trasparente. Il supporto sella è stato realizzato usando pezzi di ferro, trovati in officina, saldati insieme con cura. Una chicca tecnologica è l’orologio, illuminato a led, grazie a tanti piccoli forellini, la spia dell’accensione e il contachilometri”.

A spasso con una veterana
“Ora è pronta ad essere immatricolata, la DVLA non la ha targa della Norton dell’epoca perché il precedente proprietario l'aveva venduta; quindi sulla targa compare una "Q",  come indicato dalla Motorizzazione, con la moto definita come “Harleyton” ed anno indeterminato di costruzione. È un mezzo eccezionale, con all’attivo ben 14.000 miglia e, tranne qualche regolazione qua e là, vi assicuro che guidarla è un vero spasso”.


  Servizio completo su Special n°64 luglio/agosto
 
 

 

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